lunedì 4 aprile 2011

case, gatti, cani e...











A house is not a home without a cat 


Ho trovato questa scritta su un bel cuscino, non so se sia la citazione di qualche scrittore o solo una dichiarazione d'amore appassionato per i felini, ma l'ho fatta mia.
Da che ho memoria nella mia vita gli animali sono stati una costante.
Fin dalla primissima infanzia abbiamo condiviso la nostra casa con i gatti, queste creature così magiche e misteriose e a volte così buffe, generazioni  si sono susseguite in girandole di nomi, incroci improbabili, nidiate ad ogni stagione,  i cani erano più longevi forse perché meno avventurieri.
Io e le mie sorelle, siamo in quattro, siamo cresciute in mezzo alla natura, facevamo il bagno nei fossi, giocavamo con la terra, ci nascondevamo tra le rive, in giro per ore fino a quando l'esile voce, (si fa per dire!) di mia madre ci faceva tornare di corsa sempre seguite dai nostri cani.
La nostra vecchia ed enorme casa era una continua scoperta, di soldi non ce n'erano così mia madre riciclava abiti, mobili e quant'altro, di nonni e di zii.
Soprattutto quando si trattava di abiti e scarpe, per noi ragazze era una tragedia, arrivavano a noi magari in perfetto stato, ma talmente fuori moda da farci torturare piuttosto che indossarli.
A volte la spuntavano ma capitava anche che i nostri genitori si impuntassero, così ci toccava il supplizio.
La cosa più terribile che ho indossato erano un paio di scarpe bianche, che qualcuno aveva smesso ancora nuove,( chissà perché!)  le avevo dovute mettere per la scuola, ricordo che per nasconderle camminavo con la cartella sui piedi!
Ricordo anche un cappotto, stavo così bene che al mio confronto anche uno spaventapasseri avrebbe fatto bella figura.
Ma la cosa che non dimenticherò mai era un giaccone orribile, in finta pelliccia stile King Kong, che era toccato in sorte a mia sorella.
Lo indossava uno sfortunato pomeriggio in cui fu investita da un automobile.
Si era ritrovata in ospedale senza gravi conseguenze e, come mi aveva confessato poi, con la gioia segreta di essersi strappata il giaccone," pensa che fortuna" mi aveva detto ridendo," in fondo è bastato un trauma cranico"...
Immaginatevi poi la sua disperazione quando mia madre, (sarta provetta) con un'entrata plateale nella stanza dell'ospedale le aveva annunciato con orgoglio che il giaccone era tornato come nuovo.... fu un trauma peggiore dell'incidente.
Avevamo però anche dei bellissimi travestimenti di carnevale, arrivati da non so dove, li tenevamo in soffitta e li indossavamo tutto l'anno durante i nostri giochi.
Un bellissimo abito da dama nero con delle rose gialle, un tradizionale abito giapponese, un abitino anni '50 a fiori, parrucche, sotto abiti in pizzo e una svariata quantità di borsette.
Ascoltavamo le canzoni con il mangiadischi cantando a squarciagola.
Condividevamo questi giochi con i nostri animali, che di volta in volta erano figli, fratelli...




Avevamo anche una grande quantità di fumetti e di libri, fra le prime letture ricordo "Incompreso" nel quale naturalmente mi immedesimai immediatamente, mi sentivo abbandonata come il piccolo Humprey, il cui nome leggevo come si scrive.

Per la lettura fu amore a prima vista, dai racconti per ragazzi come Pattini D'argento, Cuore, I ragazzi della via Paal, Piccole donne, (la nostra vita, mi sembrava simile a quella delle sorelle March) etc. ero passata poi a  quei drammoni tipo "La sepolta viva" passati da mia nonna Giuditta che aveva una passione per queste storie...

Ora mi fermo, è ora di tornare al presente, il dovere mi chiama!

2 commenti:

  1. davvero divertente...mi sono sbellicata dalle risate!

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  2. La terza foto è mitica... hahahahahahah! Bel post!

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