lunedì 21 febbraio 2011

Giardini e ricordi...

Questi giorni di febbraio passano così, fra l'alternarsi di giornate ancora fredde e piovose ad altre tiepide e soleggiate che preludono l'arrivo della primavera.
Le forze della natura però si stanno risvegliando e su molti arbusti già le gemme si vanno gonfiando, i bulbi germogliano facendosi strada con forza tra la terra, tutto ci parla di rinascita, di ritorno alla vita.
Aspettando pazientemente che febbraio ci lasci per cedere il passo a marzo, ho cominciato a potare le mie rose, a pulire le aiuole dalle foglie secche e a valutare gli interventi da effettuare in primavera.
Lo scampolo di prato di fronte a casa, con il suo piccolo filare di rose, è il mio giardino di "rappresentanza", esso è orientato verso nord e costeggia il vialetto che porta all'ingresso, qui le coltivazioni sono puramente decorative, l'orto è posizionato sul retro della casa, in una posizione più soleggiata e più intima.

La casa dove vivo è stata costruita circa 40 anni fa in un appezzamento di terra destinato probabilmente alle stalle, vicino ad essa, sorge ancora la casa dove mia nonna paterna ha vissuto buona parte della sua vita, i proprietari l'hanno ricostruita completamente rispettandone la forma originale.
Qui mia nonna e sua sorella, una donna indipendente per l'epoca e per il luogo, gestivano un'osteria.
Posso immaginare che in luoghi allora tanto isolati, una partita a carte e un bicchier di vino, fossero l'unico passatempo.
Circondata da ortensie e da moltissimi altri fiori, da pergolati d'uva e glicine, com'era d'uso allora , non possedeva recinzioni di alcun genere.
Di questo eden si occupava un'altro dei fratelli, lo zio Santo, gelosissimo dei suoi fiori.
All'epoca, la mortalità infantile era alta, probabilmente veniva accettata e giustificata come volontà di Dio, i piccoli venivano sepolti e la vita continuava, le famiglie erano povere e spesso non potevano permettersi nemmeno una corona di fiori.
Allora si rivolgevano allo zio Santo e al suo bel giardino.
 Egli naturalmente, non aveva cuore di rifiutare un fiore ad un angioletto, quindi, con una certa rassegnazione, raccoglieva un mazzo di fiori diversi a seconda del periodo.
D'altro canto poi, con un fil di voce, appena si ritrovava solo in giardino sospirava...proprio adesso che i gigli sono fioriti...non poteva morire in un altro momento...e la scena si ripeteva ad ogni diversa fioritura.

Talvolta, in certi pomeriggi assolati e tranquilli, quando sono in giardino, mi capita di pensare al tempo trascorso, di immaginare i momenti di quotidianità di chi è passato di lì tanto tempo prima, sono attimi, rari, di solitudine, in cui ho l'impressione che passato e futuro si sovrappongano, allora mi sembra di cogliere un fruscio, un sussurro...come dicevo... la magia di un piccolo orto, o di un giardino..
Vi lascio con una poesia che credo racchiuda l'essenza di questi pensieri:
Tra cent'anni               R. Tagore
Chi sei tu, mio lettore, che leggerai i miei versi tra cent'anni?
Non posso mandarti un solo fiore
di questa corona primaverile
ne' un solo raggio d'oro di una nuvola lontana.




Apri le porte e guarda in lontananza.
Nel tuo giardino in fiore
cogli i ricordi odorosi 
dei fiori appassiti cent'anni fa.


Possa tu sentire nel tuo cuore
la viva gioia che, cantando
in un mattino di primavera,
 mandò la sua lieta voce
attraverso cent'anni.

2 commenti:

  1. Davvero bellissima questa poesia! E' perfetta per l'occasione!
    Anche le foto non sono di meno :)

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  2. Le foto sono splendide, e l'intervento pure..
    Complimenti! <3

    Ary :D

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